Abu Simbel è un posto che rimane sempre nel cuore per chi viene a visitare l’Egitto. Si trova in una zona, dove c’è il deserto arido, non c’è un filo di erba e anche dove scorre il Nilo con le sue acque limpide piano piano finché si rassegnano al lago Nasser dopo un viaggio di migliaia di km. Questo tempio magnifico di Abu Simbel si trova a circa 280 km a Sud-Ovest di Aswan per via stradale.
Il complesso di Abu Simbel è composto principalmente da due enormi templi scavati nella roccia dal faraone Ramsete II. Ci sono tanti motivi per aver scelto questa zona, fra cui la donna preferita da Ramsete II, era la regina Nefertari che aveva origine nubiana. Per onore di sua moglie, Ramsete II scelse questa zona ma anche per intimidire i vicini nubiani e per commemorare la vittoria nella Battaglia di Qadesh. Secondo tanti studiosi manca un altro motivo: quello che questo sovrano egiziano voleva essere divinizzato così venne nella zona più lontana dal clero del dio Amon, il dio degli dei, e così è stato riconosciuto come un dio. I templi di Abu Simbel sono stati sotto la sabbia per tanti secoli fino al 22 marzo 1813 quando furono scoperti dallo svizzero Burckhardt nel 1813 ma fu Belzoni a portarli alla luce nel 1817. Nel 1979 sono stati riconosciuti come patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Tra i molti monumenti eretti dal faraone Ramses II, il grande tempio di Abu Simbel è generalmente considerato il più imponente e il più bello e il più maestoso. Tanti templi da visitare in Egitto dove troviamo sempre il nome di Ramsete II come la facciata del tempio di Luxor, la sala delle colonne al maestoso tempio di Karnak ma rimane il tempio di Abu Simbel unico del genere perché è stato scavato nella roccia. Immaginati quando questo popolo ha scelto una montagna per scavare un tempio quasi perfetto con le proporzioni del le statue sono perfette in modo incredibile.

Per quanto riguarda le quattro statue di Ramses II, ognuna delle quali alta 20 metri, in ognuna il faraone indossa la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, il copricapo chiamato “nemes” che gli scende sulle spalle e ha il cobra sulla fronte. Ai lati delle statue colossali ve ne sono altre più piccole, la madre Tuia e la moglie Nefertari, mentre tra le gambe ci sono le statue di alcuni dei suoi figli, riconoscibili dalla treccia infantile al lato del capo.
Sopra le statue nella facciata del tempio che ha l’altezza di 33 metri e larghe 38, ci sono 14 statue di babbuini che guardano verso est dove sorge il sole e aspettano ogni giorno la sua nascita saltando dalla gioia per adorarlo. In origine c’erano 22 statue di babbuini, che rappresentavano le province dell’Alto Egitto, mentre secondo alcuni studiosi le statue erano 24 e rappresentavano le ore del giorno.
Una delle statue di Ramses è rimasta senza testa, infatti questa è crollata pochi anni dopo la costruzione del tempio a causa di un terremoto ed è rimasta ai piedi della statua.
Sopra la porta di entrata del tempio in una nicchia scavata nella roccia, c’è la statua del dio Ra-Harakhti, è il dio falco unito al disco solare. La mano destra del dio poggia sullo scettro indicante trasformazione, detto usir mentre la sinistra poggia sull’immagine della dea Maat, rappresentante la giustizia.
Questi due simboli uniti al disco solare Ra si ritrovano nel cartiglio di incoronazione di Ramsete II, quindi il faraone vuole indicare che il tempio è dedicato sia al dio che a sé stesso. Ai lati della nicchia ci sono due altorilievi raffiguranti il faraone mentre fa offerta del simbolo della giustizia al dio.
Ai lati delle statue poste presso l’ingresso ci sono delle decorazioni, c’è Haby, dio del Nilo e simbolo dell’abbondanza, che lega il fior di Loto, simbolo dell’Alto Egitto con il papiro, simbolo del basso Egitto per dimostrare l’unione del Paese. Sotto queste scene, nel lato destro, quindi a nord, sono rappresentati dei prigionieri asiatici legati con corde che terminano con il fior di papiro, simbolo del Nord, mentre nel lato sinistro, quindi a sud, sono rappresentati dei prigionieri africani legati con corde che terminano con fiori di loto, simboli del sud.
L’entrata del tempio conduce alla grande sala dei pilastri con la forma del dio Osiride, dio del regno della morte e del Aldilà, otto dei quali raffigurano il faraone con sembianze di Osiride, si tratta di statue alte 11 metri. Nel soffitto ci sono disegni incompiuti che rappresentano la dea Mut con il suo simbolo, l’avvoltoio che protegge il tempio con le sue ali distese. Ecco qui le pareti della sala sono ricoperte di scene che rappresentano la vittoria di Ramsete II nella battaglia di Qadesh contro gli Ittiti, attualmente la zona di Siria e Libano
Il Santuario contiene quattro statue sedute che guardano verso l’entrata, che da sinistra a destra raffigurano le divinità principali dell’Egitto all’epoca: il dio Petah, dio dell’arte e dell’artigianato, era il dio principale di Memphis, la prima capitale del Paese; Amon Ra, dio del sole e padre degli dei, dio principale della capitale Tebe durante il nuovo Regno, Luxor attualmente, mentre la terza statua è di Ramsete II divinizzato e la quarta statua è di Ra Hurakti, il falco con il disco solare che rappresenta la città di Heliopoli o la città del disco solare. Così queste statue, come ho appena detto, costituivano le divinità più importanti del pantheon egiziano all’epoca.
Qui, grazie all’orientamento del tempio calcolato dagli ingegneri egizi, due volte all’anno, il 21 febbraio e il 21 ottobre, il primo raggio del sole si focalizza sul volto della statua del faraone. I raggi illuminano parzialmente anche Amon Ra e Ra Hurakti, mentre la quarta statua del dio Peth non viene mai illuminata perché rappresenta il dio delle tenebre durante il nuovo regno. Secondo gli antichi egizi i raggi del sole avrebbero così ricaricato di energia la figura del faraone.
Dopo lo spostamento del tempio non si è riuscito, con tutta la tecnologia moderna a fare la stessa cosa che facevano gli egizi 1290a.C, a replicare questo fenomeno che cominciò a verificarsi il 22 febbraio e il 22 ottobre.

A nord del tempio maggiore, a un centinaio di metri, si trova il tempio, scavato nella roccia, dedicato alla divinità Hathor con cui la regina Nefertari fu associata, e altre divinità preposte alla maternità.
La facciata, larga 28 metri e alta 12 metri, è ornata da sei statue alte 10 metri, tre a ogni lato della porta di ingresso. Le statue raffigurano quattro volte Ramses e due Nefertari. Ai lati delle statue del faraone ci sono i figli in dimensioni minori, mentre ai lati di Nefertari sono raffigurate le figlie.
È l’unico tempio egizio dove una regina ha la stessa importanza del faraone, lo stesso Ramses lo ha fatto scrivere in una incisione nei rilievi della facciata: “la casa dei milioni di anni, nessuna costruzione simile è mai stata scavata”.
L’entrata del tempio conduce a una sala che contiene sei pilastri alti 3,20 metri sulla cui sommità vi sono le teste di Hathor, dette colonne hathoriche. Sui pilastri ci sono iscrizioni che raccontano la vita del faraone e della regina e rilievi colorati che rappresentano sia Ramses ..sia Nefertari con alcune divinità.
Modello che mostra le posizioni dei templi prima e dopo il trasloco
Nel 1960 il presidente egiziano Nasser decise l’inizio dei lavori per la costruzione della Alta Diga di Aswan, opera che prevedeva la formazione di un enorme bacino artificiale.
Questo grande progetto rischiava di cancellare numerose opere costruite dagli antichi egizi tra cui gli stessi templi di Abu Simbel. L’Egitto lanciò un appello a tutto il mondo per salvare questo patrimonio. Attraverso UNESCO ben 113 paesi si attivarono inviando uomini, denaro e tecnologia, per salvare il monumento.
Vennero formulate numerose proposte a tale scopo e quella che, infine, ottenne maggiori consensi fu quella svedese che proponeva di tagliare, numerare e smontare blocco per blocco l’intera parte scolpita della collina sulla quale erano stati eretti i templi e successivamente ricostruire i monumenti in una nuova posizione 65 m più in alto e 300 m più indietro rispetto al bacino venutosi a creare.

I lavori durarono dal 1963 al 1968 con l’impiego di oltre duemila uomini, guidati da un gruppo di esperti cavatori di marmo italiani provenienti da Carrara e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell’archeologia.
La ricostruzione comprese anche l’erezione di una cupola in calcestruzzo armato posta appena sopra il monumento con la duplice funzione di preservare la struttura e di dare forma alla collina artificiale a cui vennero addossati i templi. L’intervento interessò sia il tempio principale dedicato a Ramses II sia quello secondario dedicato alla regina Nefertari.

Nel ricostruire i templi, circa 210 metri più indietro e 65 metri più in alto, fu mantenuto l’originale orientamento rispetto agli astri e al sole, in modo da consentire al sorgere del sole, due volte l’anno – il 22 febbraio e il 22 ottobre – di illuminare la camera centrale del tempio maggiore ove troneggiano le quattro divinità sedute: Ptah, Amon, Ramses II e Ra questi templi di Abu Simbel erano un miracolo degli egizi dell’antichità per scavarli nella roccia e miracolo al nostro tempo di salvarli dalle acque del Nilo.

Questi due templi sono una tappa principale per il nostro viaggio con BEAUTY EGYPT TOURS ad Ottobre prossimo.

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